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Millenni di storia tra lago e vino
Il territorio nel quale si producono i vini della doc Garda Classico risale a formazioni geologiche molto diverse, e gode di un microclima particolarmente mite, regolato dalle acque del lago e da una buona ventilazione, condizione ideale per la crescita armonica della vite, ma anche dell'ulivo e degli agrumi. Cuore dell'area è la Valtènesi, dalla storica vocazione vitivinicola.
Nella varietà di uve coltivate in questo territorio, il Groppello è il vitigno più rappresentativo; è una varietà a bacca rossa considerata una rarità enologica in quanto coltivata solo in Valtènesi sulle pendici delle splendide colline del lago di Garda.
Se ne riconoscono tre biotipi di pregio: il Groppello Gentile, il Groppello di Mocasina ed il Groppello di Santo Stefano.
Questo vitigno è alla base di tutti i vini rossi e rosati, compreso ovviamente l'omonimo Groppello. La zona di produzione del San Martino della Battaglia coincide parzialmente con quella del Garda Classico, comprendendo in tutto o in parte i comuni di Sirmione, Desenzano, Lonato e Pozzolengo. Esso occupa le zone pianeggianti e le cerchie moreniche a sud del lago di Garda, dove il Tocai, che in questo vino deve essere presente almeno all'80%, ha trovato il suo ambiente ideale.
La storia
Fin dalla Preistoria il territorio gardesano ha conosciuto la presenza dell'uomo e del vino.
Sulle colline moreniche del Lago di Garda, è stato ritrovato il più antico aratro costruito dall'uomo che, cinquemila anni prima di Cristo, conosceva la vite selvatica e probabilmente anche il vino. Saranno però gli Etruschi, nel V secolo a.C. ad introdurre nel bresciano la coltivazione della vite "addomesticata" soppiantando quella selvatica.
Anche i Romani si stabiliranno nel bresciano; ne è un esempio Sirmione dove i continui ritrovamenti archeologici testimoniano la fama della cittadina fin dall'età di Cesare.
Il poeta Catullo che qui fissò la sua residenza, cantò il vino "retico" della Riviera Gardesana. Nel VIII secolo d.C. le terre dello Stato Romano e dei Re Barbari e Longobardi, saranno donate o infeudate ai grandi monasteri.
Dagli inventari delle loro terre emergono lunghi elenchi di vigneti ed ingenti redditi da vino e da torchio. Andrea Bacci, medico di Papa Sisto V e professore di botanica a Roma dal 1567 al 1600, ci offre la descrizione più entusiastica e completa della viticoltura bresciana del XVI secolo: "Il territorio bresciano supera tutto il resto della regione Transpadana nella fecondità d'ogni frutto, ma specialmente dei vini".